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Busachi conta un altro centenario: è Antonio Aresi


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Paese

Dati Generali
Il paese di Busachi
Busachi è un Comune della provincia di Oristano, situato a 379 metri sul livello del mare. Conta 1598 abitanti. Fa parte della XI Comunità Montana “Barigadu?. Dista 38 km da Oristano. Il suo nome, secondo alcuni, deriva dal fatto che in tutto il territorio si allevavano molti buoi da lavoro da utilizzare nei campi per la coltivazione del lino, del grano e dell´orzo.
Il territorio di Busachi
Altitudine: 30/508 m
Superficie: 59,3 Kmq
Popolazione: 1629
Maschi: 764 - Femmine: 865
Numero di famiglie: 587
Densità di abitanti: 27,47 per Kmq
Farmacia: via Brigata Sassari, 215 - tel. 0783 62124
Guardia medica: via Brigata Sassari, 175 - tel. 0783 62546
Carabinieri: corso Brigata Sassari, 3 - tel. 078362550
Polizia municipale: tel. 0783 62010

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Storia

BUSACHI (provincia di), una delle provincie della Sardegna così denominata dalla terra di residenza dei suoi principali amministratori.

Comprendesi fra li paralleli 39° 41', e 40° 5'; fra li meridiani (da Cagliari) 0° 23' all’oriente, e 0° 40' all’occidente, per lo che ottiene una estensione latitudinale di miglia circa 25, e longitudinale di pressochè 63.

Confina a tramontana con la Cuglieritana e Nuorese, a levante con l’Ogliastrina, ad austro con l’Isilese e Sulcitana, a ponente col mare.

Topografia terracquea. La superficie è per un terzo piana, pel rimanente montuoso. Dalla sua parte di ponente a quella di levante, vo’ dire, dalle spiagge d’Oristano alle nevose cime del monte Argentu, per lo quale scorre la linea che separa questa provincia dall’Ogliastra, il terreno va sorgendo per forma, che offresi una gradazione rimarchevolissima. Dopo questa e le altre montagne della Barbagia centrale, che sopravvanzano tutte le circostanti (vedi Barbagia), le altre che per altezza considerevole meritino d’essere menzionate sono l’Arci, che comincia a elevarsi dal territorio d’Uras, onde procedendo quasi nella linea del meridiano sviluppasi in un gran corpo, finchè verso Villa-urbana si stringe e abbassandosi va ad immettere le sue radici fra quelle d’altri monti connessi alla catena maggiore dell’isola: l’altra è il Brìghini, di cui si è già scritto nell’articolo Allai.

Tra le moltissime valli pregievoli per la fecondità hanno ad essere rammentate, e la pianura d’Arborèa, detta volgarmente Campidano d’Oristano, che distendesi in lungo da tramontana ad austro circa 22 miglia, in largo circa 12 con un livello vario, che ad Uras si riconobbe di metri 13,70; ad Oristano di 4,80; a Tramatza di 9,56; a Bau-ladu di 21,45. Dopo questa è da essere considerata quella di Uselli volgarmente Campidano d’Ales, che se sia meno estesa, è però più alta dell’Arborènse. L’Arci s’intramette, e le separa.

La trattazione della geologia e mineralogia di questa come delle altre provincie sarde si conoscerà nei Viaggi del cavaliere Alberto Della-Marmora, che con maravigliosa diligenza attese ad illustrare le cose naturali dell’isola.

Topografia idraulica. Grande è il numero delle acque sorgenti in questa provincia massimamente al suo levante. Tra le quali sono quelle più riputate che sgorgano dal seno di montagne granitiche o schistose sì per la purezza e freschezza, come per la copia. Tante altre in altre parti sono nobili a causa di certe virtù mediche, che dal volgo, e forse a buon diritto, sono lodate: però sopra tutte hanno buona fama le termali, che sorgono in Fordongianos presso alle sponde del Tirso. Del loro grado di temperatura, e delle sostanze che hanno in combinazione, perciocchè sono pure minerali, se ne farà parola in luogo più acconcio.

Nelle parti di ponente la secchezza fa un troppo sentito contrasto con questa ridondanza, e i pozzi che sono stati finora scavati non somministrarono che acque gravi e salmastre, salvo quelli ai quali per l’infiltrazione arrivano quelle dei fiumi. L’aridità è pure più che altrove notevole in quei siti della pianura arborense, che sono in maggior distanza dai monti: ondechè sarà un’opera di molta utilità se continua-si nell’impresa, cui diè movimento il degnissimo arcivescovo monsignor Bua, di condurre per un canale in Oristano quelle dell’Arci che si possono allacciare, e se altrove vogliasi tentare la trivellazione artesiana.

Considerevole pertanto dev’essere ed è nelle terre elevate il numero dei ruscelli, che vanno a riunirsi in riviere, dalle quale poi nascono alcuni fiumi. E questi sono il Cìspiri, il Tirso, e le acque provenienti dalla falda orientale dell’Arci, che in appresso appellerò il fiume Màrmora in onore dell’anzilodato egregio cavaliere, ed il Sacro, volgarmente Rio di Pabillònis. Il primo ha la sua foce in Mar-e-pontis, il secondo contro l’apertura del golfo, il terzo nel Sassu, il quarto in Marceddì. In nessuna parte è regolato il loro corso, come non lo è del pari il flusso dei torrenti, da che hanno origine molte paludi e laghi. Di quelle è non piccol numero nei Campidani, massimamente nel-l’Arborense. Il Cìspiri presso Riola slargasi, e senza pendenza lascia morte gran quantità di acque. Il Tirso nelle sue innondazioni compie i luoghi infossati, e deponevi quanto la terra non si possa bevere, che dopo molti giorni. Lasciati da banda questi ristagnamenti volgiamoci alla maremma, dove sono grandi laghi che dividonsi dal vicino mare per le accumulate sabbie in grandi banchi; ed ecco il Mar-epontis, che copre una superficie di circa 12 miglia quadrate. Sott’esso lungo la curva della spiaggia vedi lo stagno di s. Giusta, che ne occupa 4: indi ordinatamente il Sassu o Salsu che ne copre 9: ed ultimo il cognominato di Marceddì, o Marcellino, eguale in area al secondo. Le quali quantità superficiali riunite, e a queste aggiunto il valore d’altri stagni minori, avremo un’area totale di poco men che 32 miglia quadrate.

La linea del littorale di questa provincia, inseguita passo passo per le sue incurvature dalla Torre del pozzo, discendendo al seno di Flumentorgiu, si è computata di 43 miglia.

I capi più salienti sono, il Capo-mannu alla latitudine 40° 1' 30", e longitudine occidentale 0° 47': S. Marco alla latitudine di 39° 51', e simil longitudine 0° 43': la Frasca, dagli antichi detto Capo-Napoli, alla latitudine 39° 46', e simil longitudine 0° 42'.

Le stazioni, o siti d’ancoraggio sono, presso Capomannu da una parte il porto del Peloso con ispiaggia arenosa, dove possono assicurarsi molti bastimenti dal vento, seppur non spiri da tramontana a ponente-maestro: dall’altra banda in faccia al mezzogiorno la cala denominata dei Mori per l’ovvia ragione, che ivi star solessero alle insidie i pirati barbareschi. Lungo la spiaggia della Mandriòla posta contro ponente-libeccio è un buon fondo, quanto è del pari lungo quella che si cognomina del Sevo.

In là della Frasca è una costa importuosa, e non sarebbe alcun asilo ai legni, se uno non se ne aprisse ai minori in Flumentorgiu.

Il più sicuro ricovero che questi di qualsivoglia portata, e numero sieno, aver possano tra i porti del Conte e di Palmas è il golfo d’Oristano. La sua area, in cui raffigurasi un orecchio umano, non è minore di 28 miglia quadrate, calcolandosi la linea di sua lunghezza quasi coincedente con una delle projezioni meridiane di miglia 11, e quella della larghezza maggiore di non più di 5 1/2. L’apertura fra i due capi San Marco e la Frasca non sopravanza le 5. Il fondo è buon tenitore, e la sua altezza va crescendo da 13 tese, quanta è alle fauci, a 10, e poi a 6, e così vie via: ma dove a un miglio, dove a meno, per tutta la proda non si possono avvicinare legni che peschin molto. Oltre il quale incomodo c’è il timore che diasi da poco periti nella seccagna che resta a levante del capo San Marco a due miglia dalla spiaggia, superiormente alla quale in contro alla imboccatura del Tirso è nascosta altra minore.

Isole. Tre isolette inospitali, e poco eminenti sull’acque appariscono in faccia a questi lidi. Una, prossima al Capo-bianco, dicesi del Peloso: l’altra fu nominata di navigatori Coscia di donna, ed è lungi dal continente circa 6 miglia alla latitudine 39° 52', e longitudine occidentale 0° 53' con una circonferenza di mezzo miglio. Da questa in verso tramontana per quasi tre miglia i fondi sono bassi. I pirati vi frequentavano nei tempi addietro. La terza distinguesi con appellazione non meno bizzarra di Mal di ventre; è distante dal continente circa 3 1/2 alla latitudine 39° 59', e simil longitudine 0° 50'. Entro il suo giro non maggiore di miglia 2 sono fra le roccie pochi arbusti ed erbe. Hannovi dei bassi fondi a ponente e ostro, degli scogli a libeccio e greco.

Topografia atmosferica. Molta varietà di climi è in questa provincia per le cause locali dell’altezza ed esposizione delle terre. Si può non pertanto distinguerli in tre e successivi, caldo, temperato e freddo, quanto però esser possa in questi paralelli, dove non gelano nè pure i riozzoli. Il clima caldo hassi al ponente nelle due pianure Arborense ed Usellense; il freddo nelle eminenze della Barbagia centrale; il temperato nelle regioni medianti.

Le nulle osservazioni termometriche che si abbiano finora, non permettendo d’offrire le precise medie della temperatura nei tre distinti climi, è forza ti contenti delle conosciute sensazioni. La stagione invernale nelle pianure è una primavera dolcissima, tolto il caso d’alcun influsso d’aria fredda: da questa passando nelle regioni medie amasi l’aura del fuoco; ed è bisogno del medesimo nell’estrema. La state è tepida nelle montagne, cocente nei campidani, temperata nel mezzo. La primavera e l’autunno sono nelle terre alte il primo incremento, e l’ultimo declinamento sensibile del calore; nelle basse il breve intervallo tra il tepore ed ardore, tra questo e quello. Quindi mentre il contadino Arborense veste la semplice bianca tele, e suda a mietere gli orzi, l’Aritzese esce dal suo focolare a godersi i primi giorni della sospirata primavera.

Già avrai pur preveduto che mancano del pari che le termometriche le osservazioni barometriche e metereologiche. Nonostante si può affermare grandissima essere la umidità nelle due grandi pianure, come senz’altro basta a persuaderne la gran copia delle acque e correnti e dormenti. Sì tosto come cade il sole rendesi essa tanto grave, che è non piccola modestia; senza metter in conto il nocumento. Da questo si potrà concepire quanto sieno copiose le rugiade nelle notti serene e dolci, forti le brinate nelle fredde, e di vantaggio quanta la frequenza e densità delle nebbie.

La quantità della pioggia è ben disuguale nei tre climi. Abbondante nelle terre di levante, pochissima in quelle di ponente, sufficiente ai bisogni nelle intermedie. Nella pianura d’Oristano non si posson contare per anno più di 25 giorni piovosi; e nel 1833-34 scorse quasi intero l’autunno, tutto l’inverno, e due terzi della primavera senza che mandasse il cielo all’asciugamento dei campi alcun umore. Le nevi che cadono frequentissime sui monti della Barbagia dal settembre al maggio sono rarissime nelle pianure; ma vi è poi nel-l’estate frequente la grandine, e si fa spesso sensibile lo squilibrio delle elettricità.

Dominano dappertutto i venti, ma specialmente per la pianura arrivano impetuosi dal ponente, freddi dalla tramontana, dolci e apportatori ordinari di desiderate pioggie da libeccio, austro e scirocco.

Aria. Nelle regioni di ponente, nei luoghi massimamente maremmani, si respira un’aria grossa, che nella grande estate e nell’autunno è veramente malsana, e suol essere esiziale a chi non vi sia usato, quando dal tramonto del sole non se ne guardi insino a che esso rinato abbia alquanto intiepidita l’atmosfera. L’insalubrità dell’aria oristanese è stata più notevole, da che cessato il governo dei giudici e marchesi non si governaron più l’acque, e non si accesero intorno alla città nella stagione dell’intemperie quei grandi fuochi, che prima erano prescritti. Con l’anzidetta precauzione, e con la moderazione nel mangiare e nel bere, e scelta di cibi sani, e si può viaggiare, e si può pure stanziarvi impunemente nei mesi pericolosi.

Non però sarà dato di evitare alcuni incomodi, di non sentire certa gravezza di capo, come in istato morboso; di che si dolgono le persone di organizzazione più delicata; e di non sperimentare lo snervamento che ogni uom patisce dominando i venti meridionali. A questi dispiaceri altre ne aggiunge la prodigiosa quantità delle grosse zanzare, che vanni inquietissime ronzando intorno al letto, e spesso spesso malamente pungendo, ed il clamoroso gracchiare di innumerevoli ranocchie. Nelle altre regioni l’aria è generalmente salubre: non di meno è dover confessare, che fin dalle fredde montagne della Barbagia devesi fuggire da certi siti, e puoi intendere per quai cagioni.

Se non fosse permesso in tutto, di certo che potrebbonsi in gran parte sanificare queste arie così infamate. Onde si desidera che conoscendosi bene le sorgenti dei perniciosi miasmi, e come si possano chiudere, studiisi a tutto benefizio.

Popolazione. Si vollero in questa provincia comprendere 81 comunità, e si spartirono in otto distretti, che dal nome sono distinti dal capo-luogo. 1 Bùsachi, 2 Ales, 3 Ghilarza, 4 Meàna, 5 Oristàno, 6 Tonàra, 7 Tramatza, 8 Uras.

Il primo distretto contiene 10 comuni, e sono:

Busachi, Allai, Ardaùle, Bidonì, Fordongiànus, Nughèdu, Neonèlli, Serradìle, Ula, Villanova-Truschedu.

Il secondo 17, e sono:

Ales, Assòlo, Bànari-Usellus, Cèpara, Curcùris, Escovèdu, Figus, Gonos-nò, Mogorella, Masullas, Mongorgiòri, Pau, Pòmpu, Sìmala, Sìris, Usellus, Ogliastra-Usellus.

Il terzo 11, e sono:

Ghilàrza, Aido-maggiore, Abba-santa, Boronèddu, Domus novas-Canàles, Norghìddo, Paùli-Làtinu, Sèdilo, Soddì, Tadasùni, Zùri.

Il quarto 6, e sono:

Meàna, Arìtzo, Azzàra, Belvì, Ortuèri, Sammughèo.

Il quinto 15, e sono:

Oristàno, Càbras, Màssama, Nuràji-nièddu, Ogliàstra-Simàjis, Palmas, Sìa-mànna, Sìa-maggiore, S. Vero-Còngiu, S. Giusta, Sìa-piccìa, Silì, Solànas, Villa-urbana, Simàjis.

Il sesto 6, e sono:

Tonàra, Aùstis, Dèsulo, Sòrgono, Tèti, Tìana.

Il settimo 12, e sono:

Tramatza, Baràtili-Mìlis, Bàu-làdu, Ceddiàni, Cerfalìu, Donnigàla, Mìlis, Narbolìa, Nuràchi, Riòla, S. Vero-Mìlis, Solarùssa.

L’ottavo 4, e sono:

Uras, Marrùbio, Terralba, Arcidàno.

Quale sia il progresso della popolazione potrà vedersi dalla Tavola III dove sono le annuali consegne parrocchiali, ed il paralello delle medesime in un decennio. Se domandi qualche ragione perchè sia minore, che potrebbe essere, mentre molte io ne riconosco, tra queste ti citerò le principali: ed è, a dir vero, anche generale quella ch’io desumo dalla povertà, che non solo non lascia prosperare e vivere la massima parte dei nati, ma vieta i matrimoni tra persone mature: quindi la poca diligenza verso i bambini e fanciulli, la non rispettata sobrietà, e le acque gravi di sostanze maligne nei campidani, e i cibi poco sani, che conviene si prendano in mancanza di migliori.

Si aggiunge specialmente per li dipartimenti di levante le vendette, e la vita errante dei pastori (V. Barbagia sul proposito), e generalmente sulle malattie i pregiudizi, la poca persuasione del salutare effetto della vaccinazione, e la stoltissima ignoranza, e nessuna destrezza dei chirurghi e flebotomi, che decimano le popolazioni, e sono la causa principale della mortalità. L’ordinaria longevità e a’ 55.

Il rapporto dei matrimoni alla popolazione, delle morti alle nascite, si potrà dedurre dai dati posti alla stessa Tavola III.

Nulla io ti potrei con precisione determinare sul fisico di questi provinciali. Però a dartene una qualche contezza dirò, che nel generale sono di mezza taglia, bruni di colore, e più degli altri gli abitatori delle valli e delle maremme, come doveva accadere a persone sottoposte a un cielo caldo, poco di sè curanti, e niente nelle fatiche riguardosi. Le fattezze sono anzichenò regolari, e di rado si veggono mostruosità naturali, come pur di rado (cosa da dare stupore nella quasi nessuna cura che si ha dei minori) si ha il dolore di vedere delle storpiature. La fisionomia, o aria, è generalmente bella, ed è un punto in considerazione, come in quelle istesse terre, che non pare luogo degno a società umana, e nella condizione meno agiata accada di trovare certe graziose immagini, che avrebbero molta attrattiva se brillasse più anima dai lor occhi.

Altra cosa da ingenerare stupore negli osservatori, ella è in questi luoghi insalubri le forme atletiche e la robustezza dei corpi virili. Scorso il periglioso periodo della prima età, succede un rapido sviluppo, spiegasi un gran vigore, e tal temperamento si manifesta, che non si possa sconcertare che per qualche potente malignità. Vero è però, che tanta gagliardia da pochissimi portasi oltre i 50 anni, dopo i quali suol venir meno non tanto per le fatiche, quanto per la poca temperanza; di che sia argomento la prolungata virilità di alcune persone moderate.

Delle facoltà intellettuali non accade dover fare molte parole. In pochi, anzi in rari si riconoscerà un vero idiotismo. La massima parte hanno del buon senso, e questo sarebbe espedito da alcuni controsensi, se i medesimi avessero avuta una istruzione, ed una istruzione saggia da non potersi contro la medesima sostenere i pregiudizi. Ricerchi se nel proposito appaiano delle differenze nei diversi climi? Le troveresti facilmente, perchè notevoli; e come nelle terre alte ammireresti in uomini non ripuliti per alcuna disciplina molta penetrazione, sodezza, sveltezza e celerità ne moti degli animi; così per lo contrario nelle inferiori avresti bene, onde argomentare qualche cosa di ottuso e di tardo. Abbi non pertanto che hannosi esempli di belle menti, d’ingegni vivaci, sodi, acuti, venuti alla luce nell’aria crassa delle maremme e delle valli.

Ma a qual grado è giunta l’istruzion pubblica? È pochissimo avanzata, e meno nei paesi agricoli; vedi la Tavola II, e conoscerai qual numero in tutta la provincia abbiano avuto una civil educazione (intendi ciò nel mio modo), e sappiano leggere e scrivere, come e quanto nel generale sia sufficiente alla loro condizione.

Le scuole primarie, o normali, come son dette, fatta qualche onorevole eccezione per ecclesiastici pii, che secondano le mire dell’istitutore, e si lascian portare dall’impulso che loro danno i capi delle diocesi, veggonsi dirette da persone incapaci, e senza zelo. Le medesime sono mal fornite… In breve ritornami qui quanto scrissi già sul proposito nell’articolo Alghero (provincia) e ritornami occasione a rinnovare gli stessi voti, che la provvidenza voglia compiere. Il numero degli accorrenti t’apparirà dalla Tavola II. A quesi giovani poi che vogliono entrare nella carriera letteraria non mancano dei mezzi nella stessa provincia, e sono in Oristano le scuole pie, nelle quali alla educazione cristiana, l’altra si congiunge della lingua latina, e delle belle lettere. Oltrepassate queste, sono a tutti aperte nel seminario ecclesiastico le scuole di filosofia e teologia, nelle quali si dettano le istesse materie, che si spiegano in una od altra delle due università. E in una od altra di queste conviene si trasferiscano, o a conseguire gli onori dei gradi accademici coloro che nelle suddette facoltà vogliono essere riconosciuti bene addottrinati, od ad ascoltarvi ancora le lezioni quelli che amino conoscer la legge e la scienza medico-chirurgica. I giovani che frequentano le scuole inferiori, sono ordinariamente una somma di 4 in 500: gli studenti di filosofia di 30 in 40: quei di teologia di 25 in 30. Nelle scuole inferiori sono impiegati tre maestri, uno nella filosofia, due nella teologia.

Se chiedemi il general carattere morale degli abitatori della provincia, io mi rimarrò dal definirtelo, perchè mentre non conosco quale universalmente predomini, osservo al contrario molte varietà corrispondentemente alle variazioni delle condizioni locali, e di quant’altro suole influire nelle modificazioni morali.

Riducendomi però alle primarie grandi differenze mi volgerò ai popoli dei due climi estremi.

Nei valligiani è certa diligenza pel lavoro, la quale non bene è riconosciuta nei montanari; quelli pacifici e timorosi delle leggi; questi alquanto fieri, e se abbian un po’ di caldo, nulla timidi di rendersi degni della sanzione delle medesime. I campidanesi, quelli specialmente che respirano un’aria insalubre, dilettansi di bere assai, ondechè cadono talvolta nella ubbriachezza; gli altri che hanno migliore stanza vengon di rado a tanto eccesso. Tutti ospitali, ma più affabili e affettuosi i montanari. I costumi sono quanto rozzi, tanto sono semplici e casti. In nessun popolo può notarsi dissolutezza, e se domandi per un corso d’anni quanti miseri frutti abbia prodotti e rifiutati la scostumatezza, forse non ne potrai per una media dar 15 ad ogni anno. Di questo numero attribuisci due terzi ai paesi più prossimi al mare.

L’educazione domestica non è trascurata, ma è certamente poco illuminata a cagione che i maggiori mancano essi stessi di lumi, e mancano i necessari ausili per lo progresso alla vera civiltà. La religione è praticata con molte esteriorità, ma spesso con devozione poco sincera. In moltissime parrocchie sono tuttora in uso certe penitenze pubbliche. Qual sia l’istruzione evangelica nol saprei dire. Le credenze e le pratiche superstiziose sono in grandissimo numero. Credesi ciecamente a stregonerie, ammaliamenti, filtri, fattucchierie, imprecazioni di preti, e portansi pentacoli.

I più ignoranti tra questi e tra i frati guadagnano assai con certi amuleti contro le secrete operazioni delle terribili streghe, contro i passeri, e le cornacchie, volpi, lepri, ecc. Sentendoli vantare una sovrumana potenza per le loro recondite cognizioni pro-vasi un movimento di sdegno se pare siano consci di siffatto ciarlatanismo, o nasce un affetto di compassione se si riconoscano tanto stupidi da esserne ei medesimi persuasi.

Da costoro egli è che si sostiene ancora quella stupenda mania pei tesori, e Dio sa a quali empietà si arriva da questi evocatori dei demoni. Ecco mancano le idee giuste sulla religione! che meraviglia se manchino pure sulle cose naturali!

Chi ha delle armi da fuoco se sopravvenga qualche temporale sorte a far guerra, e qualche volta i nuvoli rispondono con maggior tuono. Molti fan premura che si tocchino le campane, ed i fulmini invocati menano spesso gran rovina e danno.

Molta è l’allegria nelle feste popolari. Si banchetta con gli ospiti, e ballasi presso alla chiesa di giorno e di notte.

Le danze al caribo o ridda sono dappertutto la ricreazione dei contadini e pastori. Nei campidani la gioventù tienesi fermata con certa provvisione uno zampognatore, che in tutti i dì festivi sia in certe ore consuete al servigio loro, e delle fanciulle.

Le feste sono rese interessanti per la corsa dei barberi, nè vi è alcun paese nelle pianure quanto tu vogli meschino, dal quale almeno una volta nell’anno non diasi lo spettacolo di siffatto gareggiamento dei nobili corsieri alle genti che concorrono dai paesi circostanti.

I giuochi d’azzardo non saran detti la malattia di questi provinciali. Il destino a cui sono riusciti coloro che nei medesimi confidavano ha atterrito gli altri.

Nelle morti vedrai quasi universale l’uso delle nenie (s’attìtu).

Nelle nozze, e in altri accidenti e tempi, sono certe consuetudini, delle quali a miglior luogo sarà discorso.

La maniera dell’abbigliamento nei paesi della pianura è ricca e brillante senza spiacevoli caricature: nelle montagne appare per ciò meno di diligenza.

Chiederai del vitto? Mangiasi generalmente molto pane, e di esso solo è per li poveri il solito pasto. Adoprasi la farina di grano nelle parti di ponente e in tutte le case agiate, l’orzo nei paesi della Barbagia, la meliga nel campidano dove o manchi o non sia sufficiente la messe. Il panificio è da essere assai lodato nel campidano. La bianchezza è sorprendente, gratissimo il gusto, ma poco facile a smaltirsi da stomachi delicati. Nelle maremme mangiasi molto pesce ed erbaggi; più di carne nelle montagne.

Da pochi anni sono frequenti i così detti caffè, anzi in tutti i villaggi hannovi alcune case, dove quest’articolo è in vendita. Numerose sono le taverne per vini e liquori, e molti gli avventori, specialmente nei campidani e nelle Barbagie.

Le abitazioni sono nella pianura costrutte con mattoni crudi (làdiris da later voc. latino), e poche hanno la parte più bassa fabbricata con pietrame. Le medesime, che ordinariamente son poco sane per la umidità inevitabile in stanze terrene, e per le esalazioni del letame, che va accumulandosi nei cortili, sono d’altronde nè molto comode, nè pulite, se si eccettuino quelle dei campidanesi, che hanno qualche fortuna.

D’ordinario le mobiglie sono grossolane.

Gli edifizi principali sono le chiese, e queste se tolgasi la cattedrale e seminario d’Oristano, e quella d’Ales, che sono fabbriche sontuose con qualche merito architettonico, sono senza alcun gran pregio di costruzione, e molto povere.

Quasi non men che in tutte si respira un’aria fatta maligna della mefite dei sepolcri.

Sono in questa provincia alcuni luoghi dove gli antiquari avrebbero degli oggetti da considerare, e principalmente le rovine di Fordongianos (Forum Trajani), di Tarro nel littorale d’Oristano sul promontorio di s. Marco, di Napoli in fondo al porto di Terralba o Marceddì, e d’Uselli colonia romana.

I norachi sono in grandissimo numero, e tra questi accaderebbe loro di incontrarsi in quegli altri monumenti, di cui si è ragionato nell’articolo Barbagia.

Statistica medica. Conoscendosi dai popoli che nelle malattie men avvi di rischio in abbandonarsi all’operazione della natura, che in balia degli empirici, e guastamestieri, i quali andarono malauguratamente a stabilirsi fra loro, non sono molti che amino porsi sotto il regime medicale. Quindi pochi fisici sono condotti dalle comunità, e per conseguenza poche spezierie sono state erettevi. Invece sono in onore certi rimedi popolari, che spesso hanno del superstizioso. Già intenderai che fanno le medichesse certe brutte streghe con parole secrete ed orazioni, che non so da qual maestro abbiansi apparato. Le stesse si chiamano ausiliatrici alle partorienti; ma grazie alla natura che opera da se, altrimenti d’ogni cento puerpere ne morrebber cinquanta.

Le malattie più comuni sono, nella pianura, infiammazioni e febbri periodiche autunnali complicate, e non di rado perniciose, fisconie addominali, idropisie, e in qualche luogo la podagra: nelle montagne, infiammazioni di petto e dell’addomine, affezioni nervose, febbri gastriche, reumatiche, e intermittenti d’estate ed autunno.

Nell’indagamento delle cause si riconosce essere le principali e comuni dalle variabili condizioni atmosferiche per temperatura ed umidità, e dalle altre cose già toccate, dove parlava delle cause della mortalità.

Qual sia l’annuo numero medio delle morti ricavalo dai dati della Tavola III.

Sulla polizia sanitaria non si osserva alcun regolamento.

Sonosi perciò moltiplicati i laboratori dei miasmi, ed alle cause già recate dell’infezione delle chiese e delle case aggiungi la immondezza di molte strade non selciate, i fetidi pantani, dove guazzano i vagabondi animali, la corruzione delle foglie cadute dei fichi d’india, e di altri vegetabili così dentro, che fuori del popolato; la putrefazione all’aria aperta d’animali morti naturalmente, il macello nella pubblica strada, dove se ne ha, ed i letamai pubblici.

La vaccinazione procede lentissimamente per l’incuria dei medici distrettuali non meno, che per la non buona volontà dei padri di famiglia, molti dei quali o non conoscono, o non amano lasciare il pregiudizio, che l’impedito sfogo dei cattivi umori debbe nuocere alla sanità dei figli. Che se vinta questa ritrosia facciansi gli innesti poca cura si ha poi di assicurarsi del successo. Per la qual cosa grandemente temo che se abbiasi qualche nuovo influsso vajuoloso dovremo piangere in vedendo decimata la poco numerosa popolazione di questa e delle altre provincie. Si multassero almeno quelli che mancano a quanto dovrebber prestare per la mercede.

Professioni. Le principali sono l’agricoltura e la pastorizia, e quella è a questa nella proporzione di 3 ad 1, da che nella parte occidentale e nelle media, come porta la natura dei luoghi, assai più dei pastori sono gli agricoltori. Non creder però, che dove l’agricoltura è più amata, le terre, che ne sono senza gran dispendio suscettibili, siano tutte dissodate e lavorate. Generalmente i tenimenti sono vastissimi. Fosse quadruplicato il numero delle braccia, e sarebbe a tutte in che occuparsi. E da questa questione sulla quantità delle terre che si coltivano, e che si potrebbero coltivare, posso senza gran salto passare a spiegarti la proporzione che esiste tra le terre coltivate, e le destinate a pascolo.

Tieni dunque che nelle regioni piane e basse l’estensione superficiaria delle culture è a quella delle pasture come 1 a 60; nelle più elevate come 1 a 100; nelle montagnose, fattasi più tenue la ragione, può essere stimata come incirca 1 a 150.

I terreni delle pianure sono siliceo-calcarei, ed anche argillosi. In alcuni siti la terra vegetale è assai profonda, in altri scarsissima, e più che altrove nelle pendici spogliate per avvenuto incendio, onde in violenti pioviture giù la trassero i torrenti.

I campidanesi d’Arborèa fanno una general distinzione delle loro terre denominando altre di Gregòri, altre di Benaji,o Venaji; e voglion significare col primo quelle alquanto eminenti, onde può scolar l’acqua: al contrario con l’altro, che origina dalla voce vena, indicano in generale un sito basso e acquidoso, e specialmente una terra alle sponde del fiume dal quale quando straripa essa è innondata ed ingrassata.

Nella determinazione del valore dei terreni entra non solo la ragione della fecondità naturale, ma di vantaggio quella dello spazio di distanza dalla popolazione. Così di due campi di egual condizione uno prossimo, l’altro distante per esempio mezz’ora, propongonsi i prezzi tanto disuguali, che se pel primo debba pagarsi venti, il secondo si otterrà per non più d’uno.

Quanto ti parrebbe in questi popoli agricoli, dei quali vantansi le opime messi, avesse progredito l’arte della coltivazione? Tuttavolta siamo ancora negli antichi metodi: i nuovi o non son conosciuti, o non si tengono adattati alla terra sarda, o per estrema ragione non si credono praticabili nella meschina condizione in cui sono. Quindi la fruttificazione non risponde alle innegabili bontà del suolo, e, ciò che non minor stupore cagioni, accade un vero degeneramento, come è da questo provato, che non sono i prodotti del pregio, che i congeneri hanno dove migliori maniere sono adoperate. Tristo effetto dei mal eseguiti lavori sì per ignoranza, che per poca diligenza,

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Busachi
17 Gennaio: Sant’Antonio Abate - Festa con i tradizionali falò, che vengono accesi davanti alla chiesa e nei vari quartieri del paese.
20 Maggio: San Bernardino - Festeggiamenti civili e religiosi
13 Giugno: Sant’Antonio da Padova - Festa del Santo Patrono. Processione, messa cantata e festeggiamenti civili
11 Agosto: Santa Susanna - È la festa più sentita dagli abitanti del paese. Il simulacro della Santa viene condotto in processione nelle campagne intorno alla chiesetta, dove si svolge anche la santa messa, successivamente si svolgono i festeggiamenti civili.